...già il nome, l'arabo sul radar, evocava terroristi, dediti allo spionaggio, pronti a minacciare l'American way of life, anche prima dell'attentato alle Twin Towers dell'undici settembre 2001. Gli Arab on Radar si formarono invece nel 1994 a Providence, Rhode Island e l'intento programmatico era quello di minacciare la sanità acustica e mentale degli ascoltatori, se è vera la leggenda che li vuole inseguiti per le strade dai fan di Marylin Manson alla fine di un suo concerto dove avevano suonato come gruppo spalla. Il terrorismo sonoro è una strategia tipica di molta musica industriale, mettere sulla graticola i valori canonici della società sviscerandone gli aspetti più perversi e di solito nascosti e disturbanti, gli Arab on Radar si esibivano spesso imitando personalità affette da demenza o da sindrome di Down. Non era un grandguignol basato su vestiario sadomaso e testi amorali come quello offerto dal reverendo Manson, andava oltre. Gli Arab on Radar, soprattutto sonicamente, ripescano l'approccio decostruttivista della No Wave Newyorkese di fine '70, portandolo all'eccesso. Ritmi spastici, dissonanze e distorsioni a profusione, applicate anche sul basso elettrico, tanto da risultare irriconoscibile, suonando quasi come un sintetizzatore. Più di altre band metal, che si ispiravano nei testi al più insigne cittadino di Providenced, H. P. Lovecraft, gli Arab On Radar riuscirono a ricostruire sonicamente un immaginario sonoro che flirtava con la follia, uno dei temi incarnati nei romanzi del maestro dell'orrore di Providence settant'anni prima. Lovecraft era talmente terrorizzato dai mutamenti della società del suo tempo da rievocarla, sublimata nei suoi scritti. Lo scrittore veniva da un piccolo mondo antico, la Providence puritana di fine '800, sembra che l'universo orrorifico che fu in grado di assemblare gli sia stato ispirato dal contatto con New York e con il caos metropolitano. Per gli Arab On Radar fu l'opposto, tentarono di decostruire, con tipico approccio postpunk, le strutture sclerotizzate della musica, e in paralleo della società occidentale, nella quale erano immersi.

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