Friday, 12 March 2021

The Locust, la piaga finale del punk

 

 

Cominciò tutto da un suggerimento musicale: "Babe, tu che hai ìl modem (eravamo nel 1999, era un 56 kbps), perchè non scarichi i Locust?" "Tanto i brani durano in media 50 secondi, fai presto..." Con un modem dell'epoca, anche cinquanta secondi di musica compressa in mp3 di bassa qualità diventavano minuti di download ma riusci nell'impresa, grazie a Napster, il famoso software di file sharing gratuito. Convertii tutti i file e masterizzai un CD da dare al mio amico... Ovviamente li ascoltai, chi erano questi pazzi che suonavano un punk ultraveloce portato all'eccesso con tanto di organo? C'erano già i giapponesi Melt Banana in giro che regalavano perle noise di pochi secondi di durata ma i Locust aggiungevano un carico di disagio psichico ancora maggiore. Sempre grazie al mio povero modem riuscii a scaricare un video a cartoni animati con un'estetica stile South Park che ben si accoppiava all'immaginario punk parossistico dei nostri. Il CD masterizzato sarebbe stato copiato decine di volte per finire eventualmente nelle mani di tutti gli appassionati di musica noise e post-hardcore del circondario. Tempo un anno i Locust, da San Diego, avrebbero suonato nel garage del mio amico, travestiti da api con tanto di astrelle sulla testa (le astrelle erano un cerchio ferma capelli dotato di due lunghe antenne costituite di molle elastiche, con in cima stelle colorate...). Il concerto fu brevissimo e velocissimo, sembrava la presa in giro del punk stesso, un tornare agli sberleffi provocatori delle origini ma portandoli all'estremo, oltre non si sarebbe potuto andare...

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