Thursday, 11 June 2020

The Make up, a gospel ye-ye band da Washington DC

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...tutto cominciò con un concerto a Bologna, A.D. 1999 o giù di lì. A dir la verità fu un non-concerto, un po' perchè partii colpevolmente tardi e arrivai a concerto già concluso. Magrissima consolazione, il concerto era terminato dopo pochissimi brani perché la bassista, Michelle Mae, cominciò dapprima a sanguinare dal naso e poi colassò sulla spia. Morale della favola, fine anticipata del concerto... Di lì a poco i Make Up si sarebbero sciolti, avevano da poco pubblicato il loro ultimo album, Save yourself, sulla benemerita etichetta K records di Olympia, stato di Washington, non distante da Seattle.

Ma andiamo con ordine e torniamo nei binari di questa trasmissione, I Make Up non sono un gruppo originario dell'area di Seattle, sono originari di Washington DC, la capitale degli States, nonchè culla dell'Hardcore e proprio dall'Hardcore vengono i Make Up, con un salto mortale carpiato che li ha portati a coniare il loro autodefinito "gospel ye-ye sound".Il frontman Ian Svenonius, definirlo cantante sarebbe riduttivo date le innate doti da predicatore, era già nei Nation of Ulysses assieme a Steve Gamboa e a James Canty. Quest'ultimo era un gruppo Posthardcore, "post" in quanto nato temporalmente dopo l'apice creativo dell’hardcore ma soprattutto perché, con approccio tipicamente postmoderno, nei loro dischi inneggiavano a rivolte contro tutte le istituzioni attuabili non dormendo e drogandosi e secessioni dall'America in maniera grottesca e surreale, quasi a canzonare e ad esasperare al contempo gli stilemi dell'Hardcore rabbioso di dieci anni prima.

I Make Up invece, mescolavano garage e soul in maniera quasi dadaista ma con un gusto nello scrivere le canzoni che li renderà estremamente fruibili. L'esordio del 1996 è sulla stessa etichetta che aveva pubblicato i Nation of Ulysses assieme a praticamente tutto l'hardcore di Washington DC. In quegli anni di revival c'erano altri gruppi underground che erano ripartiti dal Garage punk di Cramps e Fleshtones, come i '68 Comeback, gli Oblivians o i Gories evolvendone lo stile oppure avevano mescolato punk e blues come la Jon Spencer Blues Explosion o i Chrome Cranks. Dopo l’esplosione di Nevermind dei Nirvava nel 1991, che aveva sancito l’affermazione commerciale del punk nei media mainstream, Mtv in primis, tutto sembrava commercialmente possibile. I Make Up avevano trovato una loro via al revival inaugurato dal Grunge e dal ripescaggio dell’hard rock filtrato dal punk attuato dalle band di Seattle. Lo spirito era completamente diverso:


Ian Svenonius: "Per me, essere in una band rock è come avere una relazione amorosa con te stesso. È come le vecchie gang di strada degli anni '60 nel Bronx, dove il capo della banda aveva queste delusioni di grandiosità. Per loro, il loro gruppo era il centro del mondo. È lo stesso con me. Ho un serio complesso di Napoleone."1


Ma i Make Up odiavano gli anni ’60, d’altronde, chiunque pensi che sia stata un'epoca d'oro dovrebbe svegliarsi e come minimo ricordare il sessismo imperante.


Ian Svenonius: "Gli anni '60 sono stati l'era più misogina degli ultimi 50 anni. L'intera idealizzazione di queste nuove donne-ragazze bambine senza una guida, l'ossessione per la libertà nei gruppi per soli maschi come i Beatles. Cos'era il fenomeno hippie Erano uomini che confutavano la responsabilità, e stavano a casa a fumare canne. "2



1, 2: https://www.nme.com/news/music/make-up-4-1393118

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