Wednesday, 3 February 2021

Trans Am, minimalismo all american

 

Trans Am (Nathan Means, basso - Philip Manley, chitarra - Sebastian Thomson, batteria) sono un trio originario di Bethesda (Maryland) formatosi a Washington DC nel 1990. Gli inizi sono ad impronta HarDCore (difficile pensare altrimenti, dato il periodo e la citta’) ma ben presto i tre si distaccano dalla scena per formare il loro suono, un qualcosa sicuramente di diverso. Firmano con l’etichetta Thrill Jockey Records di Chicago (stessa etichetta dei Tortoise che li seguira’ per tutta la loro carriera) e producono il loro primo (omonimo) LP nel 1996.

I riferimenti piu’ lampanti sono quelli al kraut rock tedesco degli anni 70 (Kraftwerk e NEU! in primis) in quanto i brani sono interamente strumentali, con suoni parecchio effettati, basati su strutture minimali e ripetute. Diversi dal kraut rock e piu’ vicini a sonorita’ post punk sono invece tutta una serie di stop-and-go che possiamo sentire in molti brani del primo LP, in particolare la opening: Balbados. L’album poi prosegue alternando brevissimi pezzi puramente sperimentali ad altri brani con struttura piu’ simile ad una “canzone”, fino alla “suite” American Kooter che chiude l’Album (la lunghezza del brano e’ anche un riferimento a gruppi progressive - Yes su tutti).

Con gli anni i Trans Am aggiungeranno parti cantate alle loro composizioni, rilasciando LP a cadenze regolari fino all’ultimo California Hotel del 2017. Ora i tre componenti vivono in citta’ diverse e compongono brani inviandosi materiale via email, una vita di mezzo tra vita familiare e vita d’artista.

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