I Dead Elephant sono una band di Cuneo, dalla provincia vengono spesso le proposte musicali che meglio esprimono l’alienazione del vivere contemporaneo, più spesso che dalle metropoli.
Gli Husker Dü e i Replacements, da Minneapolis, sono due degli esempi più significativi di come la musica underground che meglio ha espresso il disagio esistenziale di una generazione sia venuta da aree considerate periferiche. Il Minnesota non aveva prodotto musicalmente granchè fino agli anni ’80, poi, improvvisamente, con la stura data dal punk alla musica rock, tutti si sentirono autorizzati ad imbracciare una chitarra e ad esprimere in musica il loro disagio quotidiano, magari dopo aver constatato dal vivo l’ìmperizia tecnica dei Ramones. L’atteggiamento di Husker Dü e Replacements partiva dal semplice concetto: “se lo fanno loro, possiamo farlo anche noi”. Non era certo quello della No Wave Newyorkese, che cercava, consapevolmente di riinterpretare forme musicali alte come il jazz o il minimalismo, tramite l’approccio naif del punk.
I Dead Elephant non venivano da Torino o Milano, New York poi dista circa 6000 miglia da Cuneo ma non è detto che l’alienazione della provincia, e l’Italia è tutta un’enorme provincia, fosse di minor ispirazione di quella metropolitana. I Dead Elephant non parlavano di street gang o di problemi sociali tipicamente legati alla vita nelle grandi periferie metropolitane, prendevano spunto invece dalla noia e dal senso di alienazione che prova chi cresce in una piccola realtà con una sensibilità artistica non convenzionale. I Dead Elephant però riuscirono comunque a farsi produrre da Robotradio, una piccola etichetta di Trento dedita a sonorità tra il post-hardcore, il noise e il metal più sperimentale, sonorità che emergevano proprio dalla grande provincia italiana ormai mutata in un enorme periferia. Ho sempre pensato che se Cuneo fosse stato in Mnnesotai e Robot Radio una label americana, i Dead Elephant avrebbero avuto ben altra visibilità internazionale. Per quanto riguarda il capitolo successo commerciale, beh, andatevi a leggere l’epilogo delle carriere dei nostri eroi da Minneapolis…

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