Friday, 14 August 2020

Durutti Column, minimalismo massimalista

 The Durutti Column

 

Massimalista perchè più minimale di così nella musica rock del 1979 c'era ben poco, oltre si sconfinava nella New Age. Dietro il nome d'arte Durutti Column c'era il solo Vini Reilly alla chitarra e una batteria elettronica, programmata da Martin Hannet, il famoso produttore dei Joy Division. Quest'ultimo colse l'occasione di lavorare con un timido ed inesperto Vini per portare al massimo le sue intuizioni sull'uso dello studio di registrazione e delle apparecchiature che la AMS, casa inglese di elettroniche audio, gli metteva a disposizione in anteprima. Il risultato sono una sequenza di tracce per sola chitarra pesantemente effettata con unità di ritardo Ecoplex e riverberi, uno stile che negli anni 2000, grazie alle loop station sarebbe diventato abbastanza popolare.

 

Vini Reilly / The Durutti Column - photo by Annik Honoré

 

In piena New Wave va dato onore a Tony Wilson di aver sponsorizzato un progetto così singolare. La Factory records aveva già i Joy Division in carniere con cui fare cassa e soprattutto aveva quell'approccio quasi amatoriale che gli permetteva di pubblicare qualsiasi intuizione. Lo spirito dell'etichetta era dadaista anche nella scelta del nome Durutti Column, sempre dovuta a Tony Wilson, preso da un fumetto inglese dell'epoca chiamato "The return of the Durruti column". E' paradossale associare il nome di una milizia anarchica dei tempi della guerra civile spagnola con una musica così eterea ed intimista ma era molto comune che gli artisti inglesi dell'epoca fossero affascinati dalla mistica marxista rivoluzionaria che imperversava concretamente nell'Europa continentale. Basti pensare ai Gang of Four, ispirati alla banda dei quattro che presero il potere negli ultimi anni di vita di Mao in Cina o agli Scritti Politti, un'altra storpiatura, questa volta dagli Scritti politici di Antonio Gramsci. Lo stesso spirito provocatorio porterà Wilson e Reilly a battezzare il secondo album dei Durutti Column "LC", dove l'acronimo sta per l'italianissima Lotta Continua, gruppo extraparlamentare di estrema sinistra ma la musica rimarrà sempre l'essenza di un'anima ben lontana dalla lotta politica, semmai richiusa in sé stessa e capace di ritagliarsi un piccolo seguito di cultori che persiste tuttora.

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