E' troppo facile associare la musica di Andy Stott con il suo lavoro in una carrozzeria Mercedes di Manchester, così come è troppo facile associare i Throbbing Gristle, della non distante Sheffield, alle industrie che ne popolavano il paesaggio. Come i progenitori della industrial music, Andy Stott riesce a ricreare l'alienazione del vivere metropolitano inglese, non solo il suono delle macchine. Manchester, nelle ultime decadi del '900, è stata prodiga di una messe prodigiosa di scene musicali sopraffine, post punk e acid house per citarne un paio; questo Luxury Problems, però, è del 2012, sono passati dunque parecchi anni dagli antichi fasti. Anche la techno che innerva tutto il disco è ormai una musica più che matura ma Andy Stott vi innesta i suoni della tradizione industrial, ne dilata i ritmi e aggiunge distorsioni ai suoni, in modo da renderli sporchi, analogici, direbbe uno colto; riesce a rievocare il sound sporco dei primi sintetizzatori, la grana del materico e a creare delle piccole composizioni techno. Come tanti altri produttori inglesi degli anni '90, Andy Stott prende i suoni delle piste da ballo e li concettualizza, vi sovrappone la voce della sua insegnate di musica, un'ex cantante lirica, arrivando spesso alla forma canzone. Avrebbe poi lasciato il suo day job, quello che gli aveva dato da mangiare per anni, dopo il successo di questo album, e sarebbe entrato in un circuito di elettronica "intelligent", non ai livelli dei Chemical Brothers ma insomma, abbastanza da suonare in eventi di medie dimensioni... per lo sconcerto dei presenti, bombardati di suoni feroci e non proprio ballabilissimi, ne siamo orgogliosi testimoni...
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